Carmina Burana – programma di sala

Baritono Guido Dazzini
Soprano Erika Tanaka
Tenore Giacomo Leone
Coro AsLiCo e Coro Voci Bianche del Teatro Sociale di Como
Maestro del Coro Massimo Fiocchi Malaspina
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Direttore Maestro Riccardo Bianchi


Programma di sala

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Indice:

I Pomeriggi Musicali

Erika Tanaka

Giacomo Leone

Guido Dazzini

Riccardo Bianchi

Coro e solisti

tenori

Giacomo Leone
Mattia Rossi
Michele Mele
Maurizio Minelli
Stefano Parisi
Ezio Pirovano
Marcello Cantoni
Nicola Olivieri
Alessandro Zimic
Maurizio De Valerio

baritoni / bassi

Guido Dazzini
Dario Battaglia
Alessandro Lopez
Matteo Disca
Pietro De Fino
Marco Cantoni
Stefano Italiano
Filippo Quarti
Giovanni Todaro
Fabrizio Scrivanti
Paolo Massimo Targa

soprani

Erika Tanaka
Palmira Pagliara
Daryna Schypulina
Chiara Ciurlia
Margherita Carpinteri
Federica Cassetti
Chiara Marino
Laura Dacomo
Afra Morganti
Manola Lecce
Gloria Carminati

mezzosoprani

Veronica Ghisoni
Antonella Petillo
Elisa Brizzolari
Maria Teresa Casciaro
Emanuela Campolucci
Amina Venesia
Irene Ripa
Teresa Simeone
Serena Pulpito
Veronica De Lorenzi


Programma

Prologo
Fortuna imperatrix mundi
O Fortuna
Fortune plango vulnera

Prima parte
Primo vere
Veris leta facies
Omnia sol temperat
Ecce gratum

Seconda parte
Uf dem Anger
Tanz
Floret silva nobilis
Chramer, gip die varwe mir
Reie
Swaz hie gat umbe
Chume, chum, geselle min
Were diu werlt alle min

Terza parte
In taberna
Estuans interius
Olim lacus colueram
Ego sum abbas
In taberna quando sumus

Quarta parte
Cour d’amours
Amor volat undique
Dies, nox et omnia
Stetit puella
Circa mea pectora
Si puer cum puellula
Veni, veni, venias
In trutina
Tempus est iocundum
Dulcissime

Quinta parte
Blanziflor et Helena
Ave formosissima

Finale
Fortuna imperatrix mundi
O Fortuna

Prologo
Fortuna, imperatrice del mondo
– O Fortuna
– Piango le ferite della Fortuna

Prima parte
In primavera
– Il volto lieto della Primavera
– Tutto riscalda il sole
– Ecco, benvenuta

Seconda parte
Nel prato
– Danza
– La cara foresta
– Bottegaio, dammi il colore
– Girotondo
– Coloro che girano danzando
– Vieni, vieni, amore mio
– Se tutto il mondo fosse mio

Terza parte
Nella taverna
– Bruciando da dentro
– Un tempo avevo vissuto nei laghi
– Io sono l’abate
– Quando siamo nella taverna

Quarta parte
Le corti d’amore
– Amore vola ovunque
– Giorno e notte e tutto
– Stava una fanciulla
– Attorno al mio cuore
– Se un ragazzo con una ragazza
– Vieni, vieni
– Sulla bilancia
– Questo è il momento della gioia
– Dolcissimo

Quinta parte
Biancofiore e Elena
– Salve bellissima

Finale
Fortuna, imperatrice del mondo
– O Fortuna


Testi e traduzioni

Prologo: Fortuna Imperatrix Mundi – Fortuna, imperatrice del mondo

O Fortuna

O Fortuna,
Velut luna
Statu variabilis,
Semper crescis
Aut decrescis;
Vita detestabilis
Nunc obdurat
Et tunc curat
Ludo mentis aciem,
Egestatem
Potestatem
Dissolvit ut glaciem.

Sors immanis
Et inanis
Rota tu volubilis
Status malus
Vana salus
Semper dissolubilis,
Obumbrata
Et velata
Mihi quoque niteris;

Nunc per ludum
Dorsum nudum
Fero tui sceleris.
Sors salutis
Et virtutis
Mihi nunc contraria
Est affectus
Et defectus
Semper in angaria.

Haec in ora
Sine mora
Corde pulsum tangite;
Quod per sortem
Sternit fortem
Mecum omnes plangite!

O fortuna

O fortuna
come la luna
Cambi forma,
Sempre tu cresci
O cali;
La vita detestabile
Ora perdura salda
E ora occupa
l’ingegno con un gioco,
La miseria e
Il potere
Dissolve come ghiaccio.

Fortuna immane
E vuota
Tu ruota che giri
Funesto stato
Futile benessere
Sempre incerto
Oscura
E velata
Sovrasti pure me;

Ora al tuo capriccio
Offro
il mio dorso nudo.
La Fortuna
ed il successo
Ora mi sono avverse,
Difficoltà
e privazioni
mi tormentano.

In questa ora,
senza indugio
risuonino le vostre corde;
Piangete tutti come me:
A caso ella
abbatte il forte!


I. Primo Vere – La Primavera

Fortune plango vulnera

Fortune plango vulnera
stillantibus ocellis,
quod sua mihi munera
subtrahit rebellis.
Verum est, quod legitur,
fronte capillata,
sed plerumque sequitur
Occasio calvata.
In Fortune solio
sederam elatus,
prosperitatis vario
flore coronatus;
Quicquid enim florui
felix et beatus,
nunc a summo corrui
gloria privatus.
Fortune rota volvitur:
descendo minoratus;
alter in altum tollitur;
nimis exaltatus
Rex sedet in vertice
– caveat ruinam!
nam sub axe legimus
“Hecubam reginam”.

Piango le ferite inferte dalla Fortuna

Piango le ferite inferte dalla Fortuna
con occhi lacrimanti,
poiché i suoi doni
Spietata mi sottrae.
Vero è quanto si legge,
ha la fronte coperta di capelli,
ma quasi sempre segue
la calva Occasione.
Sul trono della Fortuna,
io sedevo in alto,
da molte varietà dei fiori
della prosperità coronato;
Ma se un tempo fiorivo,
felice e beato,
ora son caduto dalla cima
privato di ogni gloria.
Gira la ruota di Fortuna:
io scendo sempre più in basso;
un altro è portato in alto;
esaltato oltre ogni misura
un re siede sulla cima,
– si guardi dalla caduta!
infatti sotto il mozzo della ruota leggiamo
“Ecuba regina”.


Veris leta facies

Veris leta facies
Mundo propinatur,
Hiemalis acies
Victa iam fugatur.
In vestitu vario
Flora principatur,
Nemorum dulci sono
Que cantu celebratur.
Ah! Flore fusus gremio
Phebus novo more
Risum dat, hoc vario
Iam stipate flore.
Zephyrus nectareo
Spirans in odore,
Certatim pro bravio

Curramus in amore.
Ah! Cytharizat cantico
Dulcis Philomena;
Flore rident vario
Prata iam serena
Salit cetus avium
Silve per amena,
Chorus promit
virginum
Iam gaudia millena. Ah!

Il volto lieto della Primavera

Il volto lieto della Primavera
Si volge verso il mondo,
Il rigore dell’Inverno
Ora sconfitto si dà alla fuga.
Rivestita di svariati colori
Flora regna,
Del bosco dal dolce suono
Dal cui canto è celebrata.
Giacendo nel grembo di Flora,
Febo di nuovo
Sorride, in questa varia
Pluralità di colori e fiori.
Zefiro dolce come nettare
Soffia nell’olezzo,
In gara di bravura
corriamo all’amore.
Nel canto s’accompagna con una cetra
La dolce Filomena [usignolo];
Ridono con molti fiori
I prati gioiosi
Uno stormo di uccelli prende il volo
Attraverso boschi ameni,
Un coro di fanciulle
promette
Già migliaia di gioie.


Omnia sol temperat

Omnia sol temperat
Purus et subtilis
Novo mundo reserat
Faciem Aprilis;
Ad amorem properat
Animus herilis
Et iocundis imperat
Deus puerilis.
Rerum tanta novitas
In solemni vere
Et veris auctoritas
Jubet nos gaudere;
Vias prebet solitas
Et in tuo vere
Fides est et probitas
Tuum retinere:
Ama me fideliter!
Fidem meam nota:
De corde totaliter
Et ex mente tota
Sum presentialiter
Absens in remota.
Quisquis amat taliter
Volvitur in rota.

Tutto riscalda il sole

Tutto riscalda il sole
Puro e delicato
Nuovamente si svela al mondo
Il volto di Aprile,
Aspira all’amore
L’animo dell’uomo,
E con gioia comanda
Il dio fanciullo.
C’è una grande rinascita delle cose
Nella festività solenne della Primavera
E la forza della Primavera
Ci invita a gioire;
Mostra strade ben note,
E nella tua giovinezza
onestà e giustizia
vogliono che tu tenga chi è tuo:
Amami con fedeltà!
Osserva la mia fedeltà:
Con tutto il cuore
E con tutta la mente.
Io sono presente
Anche quando sono lontano.
Chiunque ama in questo modo
Viene trascinato nella ruota della vita.


Ecce gratum

Ecce gratum
Et optatum
Ver reducit gaudia:
Purpuratum
Floret pratum
Sol serenat omnia.
Iam iam cedant tristia!
Estas redit
Nunc recedit
Hyemis sevitia. Ah!
Iam liquescit
Et decrescit
Grando, nix et cetera;
Bruma fugit,
Et iam sugit
Ver Estatis ubera;
Illi mens est misera,
Qui nec vivit,
Nec lascivit
Sub Estatis dextera. Ah!
Gloriantur
Et letantur
In melle dulcedinis
Qui conantur
Ut utantur
Premio Cupidinis;
Simus jussu Cypridis
Gloriantes
Et letantes
Pares esse Paridis. Ah!

Ecco benvenuta

Ecco benvenuta
E ben arrivata
Primavera riporta la gioia:
S’imporporisce
Di fiori il prato
Il Sole rasserena ogni cosa.
Già la tristezza viene meno!
L’Estate arriva
E se ne va
Il rigore dell’Inverno.
Ora si sciolgono
E spariscono
Ghiacci, neve e tutto;
L’inverno fugge via,
E già sugge
La Primavera al seno dell’Estate;
Misera è la mente di colui,
Che non vive,
Né si lascia andare
Sotto il dominio dell’Estate. Ah!
Ne hanno gloria
E felicità
Nella dolcezza del miele
Coloro che fanno a gara
Per ottenere
Il premio di Cupido
Siamo schiavi di Cipride;
Gloriosi
E lieti
Di essere come Paride. Ah!


II. Uf dem Anger – Sul prato

Tanz

Danza


Floret silva nobilis

Floret silva nobilis
floribus et foliis.
Ubi est antiquus
meus amicus?
Hinc equitavit!
Eia, quis me amabit?
Floret silva undique,
Nah min gesellen ist mir we,
Gruonet der walt allenthalben,
Wa ist min geselle alse lange?
Der ist geriten hinnen,
O wi, wer sol mich minnen?
Ah!

La cara foresta

La cara foresta fiorisce
Con fiori e foglie.
Dove è il vecchio
Amico mio?
Se ne è andato di qui a cavallo!
Ahimè, chi mi amerà?
Fiorisce la foresta ovunque,
Io mi sto struggendo per il mio amore,
Le foreste verdeggiano ovunque,
Perché il mio amore è così lontano?
Se ne è andato di qui a cavallo,
Ahimè, chi mi amerà?
Ah!


Chramer, gip die varwe mir

Chramer, gip die varwe mir,
Die min wengel roete,
Damit ich die jungen man
An ir dank der minnenliebe noete.
Seht mich an,
Jungen man!
Lat mich iu gevallen!
Minnet, tugentliche man,
Minnecliche frouwen
Minne tuot iu hoch gemout
Unde lat iuch in hohen eren schouwen.
Seht mich an,
Jungen man!
Lat mich iu gevallen!
Wol dir werlt,
daz du bist
Also freudenriche!
Ich will dir sin undertan
Durch din liebe immer sicherliche.

Bottegaio, dammi il colore

Bottegaio, dammi il colore,
Per rendere le mie guance rosse,
Affinché io possa indurre il giovanotto
ad amarmi!
Guardami,
Giovanotto!
Lascia che io ti piaccia!
Ama, gentile uomo,
le donne amabili!
L’amore nobilita il tuo spirito
E ti dona onore.
Guardami,
Giovanotto!
Lascia che io ti piaccia!
Salute a te, mondo,
Così tu sei
Anche ricco di gioia!
Io ti sarò obbediente,
Per il piacere che tu mi procuri.


Reie

Girotondo


Swaz hie gat umbe

Swaz hie gat umbe,
Daz sind alles megede,
Die wellen an man
Allen disen sumer gan!
Ah! Sla!

Coloro che girano danzando

Coloro che girano danzando,
Sono tutte fanciulle,
Che non vogliono passare l’estate,
Senza un uomo!
Ah! Sla!


Chume, chum, geselle min

Chume, chum, geselle min,
Ih erbite harte din,
Chume, chum, geselle min.
Suzer rosenvarwer munt,
Chum un mache mich gesunt,
Suzer rosenwarter munt.

Vieni, vieni amore mio

Vieni, vieni amore mio,
Io ti bramo,
Vieni, vieni amore mio.
Con dolci labbra, rosse come rose,
Vieni e rendimi felice,
Con dolci labbra, rosse come rose.


Were diu werlt alle min

Were diu werlt alle min
Won dem mere unze an den Rin,
des wolt ih mih darben,
daz diu chunegin von Engellant
lege an minen armen.

Se tutto il mondo fosse mio

Se tutto il mondo fosse mio
Dal mare fino al Reno,
Lo butterei tutto,
Se la regina d’Inghilterra
fosse tra le mie braccia.


III. In Taberna – All’osteria

Estuans interius

Estuans interius
Ira vehementi
In amaritudine
Loquor mea menti:
Factus de materia,
Cinis elementi,
Similis sum folio,
De quo ludunt venti.
Cum sit enim proprium
Viro sapienti
Supra petram ponere
Sedem fundamenti
Stultus ego comparor
Fluvio labenti,
Sub eodem tramite
Nunquam permanenti.
Feror ego veluti
Sine nauta navis,
Ut per vias aeris
Vaga fertur avis;
Non me tenent vincula,
Non me tenet clavis
Quero mihi similes
Et adiungor pravis.
Mihi cordis gravitas
Res videtur gravis;
Iocus est amabilis
Dulciorque favis;
Quicquid Venus imperat,
Labor est suavis
Que nunquam in cordibus
Habitat ignavis.
Via lata gradior
More iuventutis,
Implicor et vitiis
Immemor virtutis,
Voluptatis avidus
Magis quam salutis,
Mortuus in anima
Curam gero cutis.

Bruciando da dentro

Bruciando da dentro
Per violenta ira,
Nell’amarezza
Parlo al mio animo:
Fatto di materia,
Della cenere degli elementi,
Sono simile a una foglia
Con la quale giocano i venti.
Se è proprio
Per l’uomo savio
Porre sulla pietra
La base delle fondamenta,
Stolto mi paragono
A un fiume che scorre,
Che nel suo percorso
Mai permane.
Io ne sono trascinato
Come una nave senza timoniere
Come un uccello trasportato ramingo
attraverso i sentieri dell’aria;
Non mi trattengono corde
Non mi trattengono lucchetti
Cerco i miei simili
E mi unisco ai corrotti.
La pesantezza del cuore a me
Fa apparire le cose pesanti;
È piacevole invece il gioco
E più dolce di un favo di miele;
Qualsiasi ordine di Venere,
È un compito soave
Ella mai in cuori
Ignavi risiede.
Avanzo per sentieri ampi
Come nella mia giovinezza,
Mi avvolgo nei vizi
Immemore della rettitudine,
Affamato di piacere
Più che di salvezza,
Morto sono nell’anima
Mi preoccupo solo della carne.


Olim lacus colueram

[Cignus ustus cantat:]
Olim lacus colueram,
Olim pulcher extiteram,
Dum cignus ego fueram.
Miser, miser!
Modo niger
Et ustus fortiter!
Girat, regirat garcifer;
Me rogus urit fortiter:
Propinat me nunc dapifer.
Miser, […]
Nunc in scutella iaceo,
Et volitare nequeo,
Dentes frendentes video:
Miser[…]

Un tempo avevo vissuto nei laghi

[Un cigno arrostito canta:]
Un tempo avevo vissuto nei laghi,
Un tempo ero sembrato bello,
Quando ero un cigno.
Misero, misero me!
Ora nero
E ben arrostito!
Gira e rigira lo spiedo l’inserviente;
Per cucinarmi bene sul fuoco:
Il cameriere ora mi serve.
Misero, […]
Ora giaccio su un piatto,
E non posso più volare,
Vedo denti che masticano:
Misero […]


Ego sum abbas

Ego sum abbas Cucaniensis,
Et consilium meum est cum bibulis,
Et in secta Decii voluntas mea est,
Et qui mane me quesierit in taberna,
Post vesperam nudus egredietur,
Et sic denudatus veste clamabit:
Wafna, wafna
Quid fecisti sors turpissima?
Nostre vite gaudia
Abstulisti omnia!

Io sono l’abate

Io sono l’abate di Cuccagna,
Ed il mio consiglio è assieme ai bevitori,
E il mio desiderio è nell’ordine di Decio,
E chi la mattina mi cerca nella taverna,
Dopo sera ne esce nudo,
E così denudato esclamerà:
Woh, woh
Che hai fatto, turpe sorte
Le gioie delle nostre vite
Le hai rubate tutte!


In taberna quando sumus

In taberna quando sumus,
Non curamus quid sit humus,
Sed ad ludum properamus,
Cui semper insudamus.
Quid agatur in taberna,
Ubi nummus est pincerna,
Hoc est opus ut queratur,
Si quid loquar, audiatur.
Quidam ludunt, quidam bibunt,
Quidam indiscrete vivunt.
Sed in ludo qui morantur,
Ex his quidam denudantur,
Quidam ibi vestiuntur,
Quidam saccis induuntur.
Ibi nullus timet mortem,
Sed pro Baccho mittunt sortem:
Primo pro nummata vini,
Ex hac bibunt libertini;
Semel bibunt pro captivis,
Post haec bibunt ter pro vivis,
Quater pro Christianis cunctis,
Quinquies pro fidelibus defunctis,
Sexies pro sororibus vanis,
Septies pro militibus silvanis,
Octies pro fratribus perversis,
Nonies pro monachis dispersis,
Decies pro navigantibus,
Undecies pro discordaniibus,
Duodecies pro penitentibus,
Tredecies pro iter agentibus.
Tam pro papa quam pro rege
Bibunt omnes sine lege.
Bibit hera, bibit herus,
Bibit miles, bibit clerus,
Bibit ille, bibit illa,
Bibit servus cum ancilla,
Bibit velox, bibit piger,
Bibit albus, bibit niger,
Bibit constans, bibit vagus,
Bibit rudis, bibit magus,
Bibit pauper et egrotus,
Bibit exul et ignotus,
Bibit puer, bibit canus,
Bibit presul et decanus,
Bibit soror, bibit frater,
Bibit anus, bibit mater,
Bibit iste, bibit ille,
Bibunt centum, bibunt mille:
Parum sexcente nummate
Durant, cum immoderate suffice
Bibunt omnes sine meta.
Quamvis bibant mente leta,
Sic nos rodunt omnes gentes,
Et sic erimus egentes.
Qui nos rodunt confundantur
Et cum iustis non scribantur.
Io, Io, Io, Io, Io, Io!

Quando siamo nella taverna

Quando siamo nella taverna,
Non pensiamo a quando saremo polvere,
Ci diamo al gioco
senza tregua.
Quel che accade nella taverna,
Dove comanda il denaro,
Si farebbe bene a chiederlo,
Chi risponde, sarà ascoltato.
Qualcuno gioca, qualcuno beve,
Qualcuno vive in modo peccaminoso.
Ma di coloro che si cimentano al gioco,
Alcuni ne escono nudi,
Altri rivestiti,
Altri indossano sacchi,
Qui nessuno teme la morte,
Ma tutti tentano la sorte in nome di Bacco:
Il primo è per il mercante di vino,
Per il quale brindano i libertini,
Il secondo per i prigionieri,
il seguente tre volte lo bevono per i vivi,
Il quarto per tutti i Cristiani,
Il quinto per fedeli defunti,
Il sesto per le sorelle smarrite,
Il settimo per i guardiacaccia,
L’ottavo per i frati pervertiti,
Il nono per i monaci dispersi,
Il decimo per i marinai,
L’undicesimo per i contestatori,
Il dodicesimo per i penitenti,
Il tredicesimo per i viaggiatori.
Per il Papa o per il re Re
Bevono tutti senza regole.
Beve la donna, beve l’uomo,
Beve la milizia, beve il clero,
Beve quello, beve quella,
Beve il servo con l’ancella,
Beve il veloce, beve il lento,
Beve il bianco, beve il nero,
Beve il costante, beve il distratto,
Beve il grezzo, beve il raffinato,
Beve il povero e il malato,
Beve l’esule e lo straniero,
Beve il fanciullo, beve l’anziano,
Beve il vescovo e il decano,
Beve la suora, beve il frate,
Beve la vecchia, beve la madre,
Beve questo, beve quello,
Bevono in cento, bevono in mille:
Difficilmente 600 denari durano,
Quando immoderatamente,
Bevono tutti senza limiti,
Benché bevano a mente lieta,
Siamo noi gli unici
che tutti rimproverano.
Siamo maledetti coloro che ci calunniano,
E non vengano ricordati tra i giusti.
Io, Io, Io, Io, Io, Io!


IV. Cour d’Amours – Le corti d’amore

Amor volat undique

Amor volat undique;
Captus est libidine.
Iuvenes, iuvencule
Coniunguntur merito.
Siqua sine socio
Caret omni gaudio;
Tenet noctis infima
Sub intimo
Cordis in custodia:
Fit res amarissima.

Amore vola ovunque

Amore vola ovunque;
Richiamato dal desiderio.
Fanciulli e fanciulle
Si uniscono secondo natura.
Alla fanciulla priva di amante,
Manca ogni fonte di gioia;
La possiede la notte oscura
Nascosta
Nelle profondità del cuore:
è la cosa più amara.


Dies, nox et omnia

Dies, nox et omnia
Michi sunt contraria
Virginum colloquia,
Me fay planszer
Oy suvenz suspirer
Plu me fay temer.
O sodales, ludite,
Vos qui scitis dicite,
Michi mesto parcite,
Grand ey dolur
Attamen consulite
Per voster honur.
Tua pulchra facies,
Me fay planszer milies,
Pectus habet glacies,
A remender,
Statim vivus fierem
Per un baser.

Giorno, notte e tutto

Giorno, notte e tutto
Sono a me avversi
I discorsi delle fanciulle
Mi fanno piangere
E spesso sospirare
E soprattutto mi intimoriscono
Oh amici, vi prendete gioco di me
Voi che non sapete cosa dite
Risparmiate me, così triste
Grande è il dolore
Piuttosto consolatemi
Per il vostro onore.
Il tuo bel volto
Mi fa piangere mille volte
Hai ghiaccio nel petto
Come cura
io tornerò in vita
Con un bacio.


Stetit puella

Stetit puella
Rufa tunica;
Si quis eam tetigit,
Tunica crepuit. Eia!
Stetit puella
Tamquam rosula:
Facie splenduit
Os eius floruit. Eia!

Stava una fanciulla

Stava una fanciulla
Con una rossa tunica,
Se qualcuno la toccava
La tunica frusciava. Eia!
Stava una fanciulla
come una rosellina:
Il suo volto raggiante
E la sua bocca in fiore. Eia!


Circa mea pectora

Circa mea pectora
Multa sunt suspiria
De tua pulchritudine,
Que me ledunt misere.
Mandaliet, Mandaliet
Min geselle
Chomet niet.
Tui lucent oculi
Sicut solis radii,
Sicut splendor fulguris
Lucem donat tenebri.
Mandaliet, Mandaliet […]
Vellet deus, vellent dii
Quod mente proposui:
Ut eius virginea
Reserassem vincula.
Mandaliet, Mandaliet […]

Attorno al mio cuore

Attorno al mio cuore
Ci sono molti sospiri
Per la tua bellezza,
Che mi feriscono miseramente.
Mandaliet, Mandaliet
La mia diletta
Non viene.
Risplendono i tuoi occhi
Come i raggi del sole,
Come lo splendore della folgore
Che fa risplendere l’oscurità.
Mandaliet, Mandaliet […]
Voglia un dio, vogliano gli Dei realizzare
Quanto ho in mente:
Che della sua verginità
Io possa infrangere le catene.
Mandaliet, Mandaliet […]


Si puer cum puellula

Si puer cum puellula
Moraretur in cellula,
Felix coniunctio.
Amore suscrescente,
Pariter e medio
Avulso procul tedio,
Fit ludus ineffabilis
Membris, lacertis, labii.

Se un ragazzo con una ragazza

Se un ragazzo con una ragazza
Indugia in una piccola stanza
Sarà una felice unione.
Poiché l’amore affiora
Allo stesso modo in entrambi
Ed allontanata la pudicizia,
Inizia un gioco ineffabile
Nelle loro carni, braccia e labbra.


Veni, veni, venias

Veni, veni, venias,
Ne me mori facias,
Hyrca, hyrce, nazaza,
Trillirivos!
Pulchra tibi facies,
Oculorum acies,
Capillorum series,
O quam clara species,
Rosa rubicundior,
Lilio candidior,
Omnibus formosior,
Semper in te glorior!

Vieni, vieni

Vieni, vieni, dai vieni
Non lasciarmi morire
Hyrca, hyrce, nazaza
Trillirivos
Bellissimo è il tuo volto
La luminosità dei tuoi occhi
I tuoi capelli intrecciati
O che meravigliosa creatura
Più rossa di una rosa
Più bianca di un giglio
Più adorabile di qualsiasi altra
Sempre mi glorio per te!


In trutina

In trutina mentis dubia
Fluctuant contraria
Lascivus amor et pudicitia.
Sed eligo quod video
Collum iugo prebeo;
Ad iugum tamen suave transeo.

Sulla bilancia

Nell’incerta bilancia dei miei
Sentimenti, Volano in sensi opposti
Amore lascivo e pudicizia.
Ma io preferisco quello che vedo,
E porgo il mio collo al giogo;
Cedo a giogo tanto dolce.


Tempus est iocundum

Tempus est iocundum, O virgins,
Modo congaudete vos iuvenes!
Oh, oh, oh
Totus floreo! iam amore virginali
Totus ardeo! novus novus amor est,
Quo pereo!
Mea me confortat promissio,
Mea me deportat refusio.
Oh, oh, oh
Totus floreo […]
Tempore brumali Vir patiens,
Animo vernali Lasciviens.
Oh, oh, oh
Totus floreo […]
Mea mecum ludit virginitas,
Mea me detrudit simplicitas.
Oh, oh, oh
Totus floreo […]
Veni, domicella, Cum gaudio
Veni, veni, pulchra. Iam pereo.
Oh, oh, oh
Totus floreo […]

Questo è il momento della gioia

Questo è il momento della gioia, O fanciulle,
Ritrovate il modo di gioire con i vostri amanti!
Oh, oh, oh
Tutto sto fiorendo! per il primo amore
Tutto ardo! per il primo, è il primo amore
Per il quale mi sento morire!
Mi conforta la mia promessa,
Mi abbatte il mio rifiuto.
Oh, oh, oh
Tutto sto fiorendo […]
In inverno L’uomo è paziente,
L’animo della primavera Rende lascivi.
Oh, oh, oh
Tutto sto fiorendo […]
Mi rende allegra la mia verginità,
Mi trattiene la mia semplicità.
Oh, oh, oh
Tutto sto fiorendo […]
Vieni mia fanciulla, Con gioia
Vieni, vieni, o bella. Già mi sento morire.
Oh, oh, oh
Tutto sto fiorendo […]


Dulcissime

Dulcissime! Ah!
Totam tibi subdo me!

Dolcissimo

Oh dolcissimo!
Totalmente mi concedo a te!


V. Branziflor et Helena – Biancofiore e Elena

Ave formosissima

Ave formosissima,
Gemma pretiosa,
Ave, decus virginum,
Virgo gloriosa,
Ave, mundi luminar,
Ave, mundi rosa,
Blanziflor et Helena,
Venus generosa!

Salve bellissima

Salve bellissima,
Preziosa gemma,
Salve orgoglio delle vergini,
Vergine gloriosa,
Salve luce del mondo,
Salve rosa del mondo,
Biancofiore ed Elena,
Nobile Venere!


Finale: Fortuna Imperatrix Mundi – Fortuna, imperatrice del mondo

O Fortuna

O Fortuna,
Velut luna
Statu variabilis,
Semper crescis
Aut decrescis;
Vita detestabilis
Nunc obdurat
Et tunc curat
Ludo mentis aciem,
Egestatem
Potestatem
Dissolvit ut glaciem.

Sors immanis
Et inanis
Rota tu volubilis
Status malus
Vana salus
Semper dissolubilis,
Obumbrata
Et velata
Mihi quoque niteris;

Nunc per ludum
Dorsum nudum
Fero tui sceleris.
Sors salutis
Et virtutis
Mihi nunc contraria
Est affectus
Et defectus
Semper in angaria.

Haec in ora
Sine mora
Corde pulsum tangite;
Quod per sortem
Sternit fortem
Mecum omnes plangite!

O fortuna

O fortuna
come la luna
Cambi forma,
Sempre tu cresci
O cali;
La vita detestabile
Ora perdura salda
E ora occupa
l’ingegno con un gioco,
La miseria e
Il potere
Dissolve come ghiaccio.

Fortuna immane
E vuota
Tu ruota che giri
Funesto stato
Futile benessere
Sempre incerto
Oscura
E velata
Sovrasti pure me;

Ora al tuo capriccio
Offro
il mio dorso nudo.
La Fortuna
ed il successo
Ora mi sono avverse,
Difficoltà
e privazioni
mi tormentano.

In questa ora,
senza indugio
risuonino le vostre corde;
Piangete tutti come me:
A caso ella
abbatte il forte!

Carmina Burana: la cantata scenica di Carl Orff

Non tutte le opere d’arte sono fatte per rimanere nella storia: alcune rimangono scolpite nella memoria degli esperti della materia, altre invece finiscono per diventare parte di un immaginario comune. Chi non ricorda di aver udito le note di “O Fortuna” in sottofondo a una scena particolarmente tragica, o chi ancora non associa “In taberna quando sumus” a una goliardica scena medioevale? Nel caos generale della conoscenza storico-artistica che ancora aleggiava nel secolo scorso circa il lungo e sfaccettato periodo medioevale, i Carmina Burana composti da Orff – il quale appartenne pienamente al XX secolo – hanno rappresentato una chiave di lettura decisamente affascinante e singolare, ancora oggi in grado di stupire e divertire pubblico ed esecutori, e di ispirare nuovi adattamenti scenici o teatrali.

I Carmina Burana di Carl Orff sono una Cantata scenica, per soli coro e orchestra, con il sottotitolo “Canzoni profane da cantarsi da cantori e dal coro, accompagnati da strumenti e immagini magiche”. Orff utilizzò testi medievali tratti dalla raccolta di Benediktbeuren e suddivise il lavoro in un Prologo (aperto dal celebre coro “O Fortuna”) e tre parti principali: I Primo Vere (Primavera); II In taberna (In taverna); III Cour d’amours (Corti d’amore) per concludersi nuovamente con l’invocazione “O Fortuna”.

Che questa Cantata scenica fosse un vero e proprio capolavoro venne riconosciuto presto: in una lettera del 1942 Richard Strauss scrive a Orff «[…la Sua lettera] è colma della stessa schiettezza che mi era tanto simpatica del Suo lavoro. La purezza stilistica del quale mi dà la certezza, con il suo linguaggio naturale, libero da ogni posa e da ogni sbirciata a destra e a sinistra, che Ella donerà ancora alle scene una creazione di valore, solo che riesca a trovare un soggetto adatto al Suo temperamento e alle Sue capacità […]». L’editore Ludwig Strecker, padre dell’attuale direttore della casa editrice Schott, raccontò della litigata che ebbe personalmente con Carl Orff, il quale dopo aver completato la stesura della Cantata scenica, si diresse nel suo ufficio pretendendo la distruzione di tutti i suoi lavori precedenti; più tardi sempre Strecker ebbe modo di ribadire che fu lo stesso compositore ad aver compreso l’enorme valore di ciò che aveva creato.

Per definire efficacemente il punto di forza della musica del compositore tedesco, o un tratto caratteristico riscontrabile in tutte le parti dell’opera, viene in aiuto una frase del sociologo e letterato tedesco Hans Mayer, il quale diceva: «la musica di Orff offre meno all’orecchio della musica d’opera tradizionale, e in cambio coinvolge tutti i sensi; non è solo musica, ma è anche danza; non solo melodia, ma anche timbro; non solo canto ma anche scena e teatro – è musica nel senso di musa che unisce tutte le arti come originariamente concepita dagli antichi greci».

«Se devo essere etichettato in qualche modo avrei un suggerimento: si dica che Orff si è occupato in maniera particolare della parola». Così il compositore stesso volle definirsi nel 1970. In effetti, da quando quaranta anni prima il latino di Catullo lo aveva ispirato per scrivere la sua prima Cantata scenica, i Catulli Carmina, egli aveva sempre posto al centro della sua azione creatrice la parola poetica, e questo aspetto sarà una costante della sua produzione compositiva.

Era chiara inoltre in Orff la predilezione per la forma teatrale: lo studio del teatro barocco e degli antichi maestri lo avevano portato a concepire il teatro come vera forma di “musica assoluta”, un concetto molto distante dal Romanticismo tedesca che sottolineava il ruolo principale del sinfonismo. Invece solo nella forma mista, vocale e strumentale, della Cantata scenica Orff riusciva a concentrare quella che poi sarà definita la sua “musica elementare”. In questo stile è completamente assente il principio, caro alla scuola tedesca, di elaborazione tematica, al quale Orff contrappone, come esigenza drammaturgica, «una struttura strofica che non conosce sviluppo», e che si arricchisce mediante delle armonie a tratti sorprendenti, un sapiente rimaneggiamento delle figure retoriche barocche (studiate in Monteverdi), ed un incalzare ritmico figlio degli insegnamenti della danza e della “musica primitiva”.

Carl Orff inizia la stesura dei Carmina Burana nel giovedì santo del 1934: era venuto a conoscenza del Codex Buranus per un fortuito caso e ne era rimasto affascinato a tal punto da comporre di getto i primi due dei ventiquattro brani che costituirono il lavoro finale. Dopo aver consultato l’amico Michel Hofmann, funzionario dell’Archivio di stato di Bamberg, esperto latinista e grecista, «incominciò un vagliare e cercare, un trovare e gettar via finché ogni particolare del gran mucchio venne a delinearsi sempre meglio» (queste le precise parole del compositore).

Anche se la struttura definitiva della Cantata diverse volte fu oggetto di modifica, non vi furono mai dubbi sull’argomento che funge da sfondo e sul percorso da seguire: come tutto è iniziato, così tutto ha fine, in un’immaginaria – ma assai concreta- interferenza della Dea Fortuna nella cupa e triste vita degli esseri umani sulla terra, così che il brano “Fortuna Imperatrix Mundi” si carica della doppia valenza di Inizio e Fine. È proprio la Dea Fortuna, con la sua ruota girevole, a fare da perno per tutta la rappresentazione, e grazie a essa Orff rende con incredibile facilità comunicativa il Theatrum mundi nel quale essa esercita la sua inappellabile legge. All’interno delle parti in cui si articola il lavoro, gli uomini sono in egual modo rappresentati, in una dimensione senza tempo né spazio, nella quale anche il re o il papa, le due più alte cariche temporali e spirituali del mondo medioevale, si trovano immerse in un turbinio incontrollabile come la comune gente. Come numerosi critici e studiosi hanno fatto notare, è attraverso l’orchestrazione e la precisa correlazione testo-musica-ritmo che la forza delle immagini colpisce l’uditore ancora oggi. Orff a proposito della scelta linguistica si definisce affascinato dalla «trascinante forza ritmica, dalla ricchezza immaginifica, dalla musicalità, ricca di vocali, e dalla singolare stringatezza della lingua latina»; in tutta la sua attività infatti fu sempre attratto dalla riscoperta della classicità umanistica, nel tentativo di ricreare l’antica tragedia attica.

Ma la scelta linguistica dei Carmina è notevolmente più complicata. Al latino, presente per la maggiore parte dei brani, si affiancano l’antico tedesco (dai diversi registri linguistici) e l’antico francese (presente nel solo “Dies, nox, et omnia”, un canto malinconico sulle pene d’amore). Il latino per Carl Orff non è solo un fatto musicale o culturale: in un’intervista a Wolfgang Seifert egli affermò di aver scelto il latino come ispirazione di un’ideale di universalità, un concetto di consapevole opposizione alla temperie politica del dilagante nazionalsocialismo. E fu proprio il contesto in cui nacquero e vissero i Carmina Burana a scatenare le critiche più accese. La partitura fu terminata nell’agosto del 1936; per ultimo Orff e Hofmann lavorarono a un programma per la prima rappresentazione, fissata per l’8 giugno 1937 al Teatro di stato di Francoforte. Il critico Herbert Gerick (rigido interprete della politica culturale del regime nazionalsocialista), il 16 giugno 1937, scrisse la sua recensione, che ebbe l’effetto di precludere il lavoro di Orff da qualsiasi teatro

sino al 1940. In essa si parlava con disprezzo di «Stimmung jazzistica» (umore jazzistico), di «testi incomprensibili nella loro veste linguistica» e di «uno stile musicale lapidario»; ma la critica più pungente arrivò proprio sul piano che il compositore aveva meglio curato: «Le canzoni sono accostate l’una all’altra senza un legame e Orff le ha poste in musica, in linea generale, realizzandone una semplice forma strofica».

Nonostante le difficoltà iniziali questa è l’opera di Carl Orff che in seguito maggiormente incontrò il favore del pubblico, come testimoniano le innumerevoli esecuzioni susseguitesi a partire dalla metà degli anni ’40 in poi. In Italia l’opera arrivò al Teatro alla Scala il 12 ottobre 1942 (ancora in epoca fascista), sotto la direzione di Gino Marinuzzi. Da allora il lavoro non ha smesso di coinvolgere ed entusiasmare il pubblico, divenendo senza dubbio l’opera più nota di Carl Orff.


Carl Orff: elementi biografici

Carl Orff nasce a Monaco di Baviera il 10 luglio 1895 da una famiglia appassionata di musica e di storia, nella quale nonno, madre e padre praticavano a un buon livello ognuno un differente strumento. In questo clima, all’età di cinque anni, inizia i primi studi pianistici, ai quali poi affiancherà il violoncello e l’organo; sempre in giovane età si avvicina al mondo del teatro in tutte le sue forme, rimanendo segnato dall’ascolto dell’opera wagneriana e dal sinfonismo tedesco, del quale apprezzava particolarmente il futuro amico Richard Strauss e i maestri del passato quali Beethoven e Bruckner. Nel 1912 inizia gli studi accademici di composizione presso la Akademie der Tonkunst di Monaco e dal 1915 poté vivere il mondo teatrale in prima persona come Maestro collaboratore, mentre nello stesso anno diveniva Direttore del Teatro da camera della città.

Durante gli studi si confrontò molto con la nuova musica atonale di Arnold Schönberg, ma non riuscì a trovarvi un reale interesse, andando sempre più a maturare un linguaggio personale, che sarebbe stato definito “musica elementare”. Partecipa alla prima guerra mondiale e viene ferito sul fronte orientale. Nel 1918 incontra Wilhelm Furtwängler, del quale è assistente Kapellmeister all’opera di Mannheim e Darmstadt, mentre l’anno successivo fa ritorno a Monaco ove si dedica allo studio dei maestri antichi, come Dietrich Buxtehude, Bach e Claudio Monteverdi. Di quest’ultimo curò importanti rielaborazioni del Lamento di Arianna, dell’Orfeo, del Ballo delle ingrate e de L’incoronazione di Poppea. Questo periodo fu veramente proficuo e importante per la formazione del compositore, che iniziò a formulare una dialettica musicale differente da quella drammaturgica tedesca. Tra il ’20 ed il ’21 Orff pubblica il suo primo lavoro importante: i Werfel- Lieder. Sempre negli anni Venti scopre il suo campo di interesse maggiore, la pedagogia, e assieme a Dorothee Günther e Oscar Lang (storico della musica e critico d’arte) fonda la Günterschule, una scuola specializzata nell’educazione alla danza ed alla musica. Orff approfondì moltissimo questo campo e oggi la sua fama è legata in grande misura alla sua metodologia didattica (Orff-Schulwerk) diffusa e utilizzata in moltissimi paesi.

Continuò ad affiancare la composizione all’attività di insegnante nonostante l’avvento del nazionalsocialismo in Germania. Durante gli anni hitleriani e la seconda guerra mondiale Orff non ebbe vita facile: anche i famosi Carmina Burana, dopo il primo successo del 1937 riscosso a Francoforte, furono criticati violentemente dal recensore Herbert Gerigk, che attaccò l’uso del latino e parlò negativamente di un linguaggio “Jazzato”, incapace di seguire le orme dei precedenti

compositori tedeschi. Le critiche alla sua concezione teatrale e musicale, portarono Orff a ritirarsi dalle scene, ma non abbandonò l’insegnamento alla Güntherschule e men che meno lo studio della tradizione folklorica tedesca, riscontrabile fortemente nei suoi lavori di maggior importanza. La produzione matura è incentrata sullo studio approfondito della parola e del ritmo insito nelle varie lingue e danze (anche popolari): i lavori più importanti furono certamente i Catulli Carmina (1943), Trionfo di Afrodite (1951) e Prometeo (1961). Dal 1950 al 1960 fu insegnante di composizione alla Hochschule für Musik di Monaco. Carl Orff morirà 29 marzo 1982 e verrà sepolto poco fuori Monaco, presso il monastero di Andechs.

Biografie

I Pomeriggi Musicali

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokof’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Igor Stravinskij, Paul Hindemith, Anton Webern, Alban Berg, Francis Poulenc, Arthur Honegger, Aaron Copland, Charles Yves, Jean Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale, invitando Alfredo Casella, Luigi Dallapiccola, Giorgio Federico Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Ildebrando Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Luciano Berio, Sylvano Bussotti, Luciano Chailly, Aldo Clementi, Franco Donatoni, Ivan Fedele, Luca Francesconi, Roberto Hazon, Bruno Maderna, Franco Mannino, Giacomo Manzoni, Franco Margola, Marcello Panni, Francesco Pennisi, Flavio Testi, Marco Tutino, Fabio Vacchi e Ludovico Einaudi. Molti di questi compositori salgono anche sul podio dell’Orchestra.
Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Celebri interpreti e giovani esordienti trovano spazio nelle Stagioni dell’Orchestra milanese. È il caso di Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Leonard Bernstein, Pierre Boulez, Rudolf Buchbinder, Michele Campanella, Bruno Canino, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Dino Ciani, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Severino Gazzelloni, Carlo MariaGiulini, Vittorio Gui, Franco Gulli, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Nikita Magaloff, Igor Markevitch, Yehudi Menuhin, Zubin Mehta, Nathan Milstein, Riccardo Muti, Maurizio Pollini, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Andrés Segovia, Christian Thielemann, Uto Ughi.
Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, dal luglio 2013, Maurizio Salerno. Da ottobre 2020 James Feddeck e Alessandro Cadario sono rispettivamente Direttore Principale e Direttore Ospite Principale dell’Orchestra. I Pomeriggi Musicali svolgono la loro attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia (all’interno del cartellone di OperaLombardia). Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee.
L’Associazione Nazionale Critici Musicali ha assegnato il Premio Abbiati 2020 ai Pomeriggi Musicali per il concerto di riapertura (15 giugno 2020) dopo il primo lockdown, diretto da Stefano Montanari.
I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale.
Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano, del quale nel 2022 si sono festeggiati i 150 anni dalla costruzione.


Erika Tanaka

Erika Tanaka, soprano nata a Tokyo, ha debuttato Violetta Valéry ne “La Traviata” di G.Verdi (Conticello/Bernard) nella produzione del Teatro Comunale di Bologna de luglio 2019. Ha interpretato nuovamente il ruolo nell’estate 2021 presso il Teatro Harmony di Zama in Giappone(Seyama/Furukawa) e nella primavela 2022 presso il Teatro San Giuseppe a Brugherio(Borin/Bertolotti). Il teatro Comunale di Bologna è stato il palcoscenico di molti dei suoi debutti, a dicembre 2018 Zerlina nel “Don Giovanni” di W.A.Mozart (Mariotti/Sivadier); a luglio 2018 Lauretta nel “Gianni Schicchi” di G.Puccini (Conticello/Brunetti); a giugno 2018 Una voce dal cielo nel “Don Carlo” (Mariotti/Brockhaus); nel 2017 Serpina ne “La serva padrona” di G.B.Pergolesi (Conticello/Giardini); mentre nel 2015 era Norina nel “Don Pasquale” di G.Donizetti (La Malfa/Marras) e nel 2012 Aristea ne “L’Olimpiade” di Myslivecek (Dohnànyi/Golàt).
Ha debuttato altri ruoli importanti tra cui Sivene ne “Le Cinesi” di C.W.Gluck al Teatro Malibran di Venezia (Ciacci/Bellotto) nel 2016, mentre nel 2015 è stata Daria ne“Le convenienze ed inconvenienze teatrali” di G.Donizetti (Trinca/Rousseau) al Teatro Mario Del Monaco di Treviso e Musetta ne “La bohème” di G.Puccini (Dos Santos/Paloscia) al Teatro F.Stabile di Potenza. Nel 2017 è stata Adina ne “L’elisir d’amore” di G.Donizetti (Parmeggiani/Gandomi) in una produzione dell’Orchestra SenzaSpine per il Teatro Duse di Bologna e Teatro Nuovo di Ferrara Annina ne “La Traviata” di G.Verdi (Yoshida/Antoniozzi) al Teatro Comunale di Bologna; Nella in “Gianni Schicchi” di G.Puccini (Axelrod) nell’Auditorium La Verdi di Milano. Nel 2020 è stata Fé-an-nich-ton nel “Ba-ta-clan”di J.Offenbach(Reina/Sierra) a Luglio Musicale Trapanese e Norina nel “Don Pasquale” per il Teatro Grande di Brescia. Nel luglio 2021 è stata Fanny nel “ La cambiale di Matrimonio” al Teatro Grande di Brescia.
Nell’ ottobre 2023 debutterà come solista nei Carmina Burana al Teatro Fraschini di Pavia, Teatro Sociale di Como, Teatro Sociale di Mantova. All’inverno dello stesso anno canterà Una voce dal cielo nel “Don Carlo” alla Teatro Fraschini di Pavia, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Grande di Brescia, Teatro Sociale di Como.
Nel repertorio contemporaneo si è esibita in diversi ruoli fra cui nel 2018 Produttrice cinica del “Viaggio musicale all’inferno” di Facchinetti (Parisi/Rubeca) al Teatro Grande di Brescia, nel 2016 Giulia in “Aura” di Luca Mosca (Mancuso/Zambon) al Teatro Mario del Monaco di Treviso, nel 2013 Rosina ne “La finta semplice” di Michele Varriale (Belloli/Andreoni) al Teatro Donizetti di Bergamo e nel 2012 La Regina in “Il vestito nuovo dell’imperatore” di P. Furlani e libretto C.Rodari (Rigon/Youn) al Palazzo Pisani di Venezia.
Ha frequentato in importanti Young Artist Program come la Scuola dell’Opera di Bologna e l’Accademia alla Scala. Dal 2017 è stata riconosciuta con una borsa di studio dalla Sawakami Opera Foundation. Nel 2014 le è stata concessa dall’Agenzia per gli affari culturali del Governo del Giappone una borsa di studio per la formazione all’estero di artisti emergenti.
Ha vinto nel 2016 il terzo premio al Concorso internazionale di canto lirico G.B.Rubini di Romano di Lombardia; nel 2015 il primo premio al concorso internazionale OperaLive a Potenza; nel 2013 finalista con borsa di studio al concorso internazionale Toti Dal Monte nel ruolo di Musetta ne “La bohème”; mentre nel 2011 ha vinto il primo premio al concorso nazionale Italian Opera Competition in Giappone.
La sua formazione accademica si completa nel 2017 con il Diploma in Canto Lirico al Conservatorio di Venezia, con il massimo dei voti e la lode. Nel 2010 consegue il Diploma in Canto e nel 2008 la Laurea in Canto all’Università di musica di Tokyo.


Giacomo Leone

Nato in Salento, classe 1988, sin da giovanissimo intraprende gli studi di Canto Lirico, esibendosi a Teatro per la prima volta nel 2004 presso il Teatro Paisiello di Lecce. Si laurea in Scienze dei Beni Musicali presso l’Università del Salento e si specializza presso il Conservatorio di Como, Diploma Accademico di Secondo Livello in Canto Lirico, col massimo dei voti, nella classe del M° Patrizia Patelmo. Frequenta varie masterclass nel territorio nazionale ed è concertista presso vari salotti e circoli lirici di Emilia e Lombardia.
Nel 2013 prende parte all’opera contemporanea 800. “L’assedio di Otranto” di Francesco Libetta, supervisionata da Franco Battiato e messa in scena presso i Cantieri Teatrali Koreja di Lecce.
In maggio 2014 prende parte all’ evento di inaugurazione del Teatro comunale di Tuglie, affidato al coreografo Fredy Franzutti, con la conduzione della giornalista RAI Livia Azzariti, dove interpreta il ruolo di Alfredo ne “La Traviata”.
A Settembre 2015 è Don Ottavio nel “Don Giovanni” per la rassegna Lecce Chamber Music Festival con la direzione del M° Francesco Libetta.
Per la Trilogia d’autunno del Ravenna Festival 2017 è Arlecchino nell’opera Pagliacci, con la regia di Cristina Mazzavillani Muti. Per lo stesso festival, nella stagione autunnale 2018, interpreta i ruoli di Abdallo, Borsa e Roderigo nella Trilogia Verdiana (“Nabucco”, “Rigoletto” e “Otello”) con la regia di Cristina Mazzavillani Muti, e la direzione di Vladimir Ovodok, presso il Teatro Dante Alighieri di Ravenna, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro del Giglio di Lucca.
Per As.li.Co e circuito lombardo, nella stagione 2017-2018 interpreta Gastone ne “La Traviata” con la direzione del Maestro Jacopo Brusa e la regia di Roberto Catalano, e Remendado in “Carmen”, progetto Operadomani, con la regia di Andrea Bernardt e la direzione di Azzurra Steri.
A Maggio 2018 interpreta ancora Alfredo ne “La Traviata” presso il Teatro Verdi di Montecatini.
A gennaio 2019 vince il 70° Concorso As.li.Co per il ruolo di Nemorino de’ l’Elisir d’amore con il successivo debutto presso il Teatro Sociale di Como e repliche in numerosi teatri Italiani da febbraio a giugno 2019, per la regia di Manuel Renga e la direzione di Azzurra Steri.
A giugno e luglio 2019 interpreta ancora Gastone ne “La Traviata” per il Teatro Sociale di Como.
Nella stagione lirica 2019-2020 del circuito lombardo interpreta il ruolo di Rodolfo del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini.
A febbraio 2020 debutta Duca di Mantova nel “Rigoletto” di Verdi per il progetto Operadomani di Aslico presso il Teatro sociale di Como.
A settembre 2020 è ancora Duca di Mantova di “Rigoletto” presso il Teatro Menotti di Spoleto con la direzione di Marco Boemi.
Nella primavera e nell’autunno 2021 è impegnato con le riprese del “Rigoletto” (progetto Operadomani) presso i Teatri Sferisterio di Macerata, Regio di Parma e Grande di Brescia.
A dicembre 2021 è impegnato nel ruolo di Abdallo del “Nabucco” in tre concerti per la Opera Academy di Riccardo Muti, il Teatro Galli di Rimini e il Teatro Alighieri di Ravenna, con la direzione del Maestro Riccardo Muti.
A marzo 2022 è ancora Nemorino ne “L’Elisir d’amore”, presso il Roh di Muscat in Oman, spettacoli in collaborazione con Aslico, direzione d’orchestra di Azzurra Steri, regia di Manuel Renga.
A settembre 2022 è Abdallo del “Nabucco” presso il Festival dell’Arena di Verona con la direzione di Daniel Oren e la regia di Arnaud Bernardt.
Nella stagione 2022-23 è  Gastone de’ “La Traviata” per il Circuito lombardo e la Fondazione Rete Lirica delle Marche, con la direzione di Enrico Lombardi e la regia di Luca Baracchini.


Guido Dazzini

Guido Dazzini (Sarzana, 1994) frequenta il Conservatorio di Parma A.Boito, perfezionandosi successivamente con il maestro Sherman Lowe.
Inizia l’attività artistica come corista all’interno di importanti teatri quali La Scala di Milano, Carlo Felice di Genova, Teatro Puccini di Torre del lago. Nel 2017 è vincitore nella categoria emergenti del 68° concorso AsLiCo grazie al quale segue numerose Masterclass ed avvia la carriera solistica. Ha debuttato nei teatri del circuito Lombardo diversi ruoli tra cui Marullo in “Rigoletto”, Don Alvaro ne “Il viaggio a Reims”, Albert nel “Werther”, Dancairo e Belcore nelle produzioni di Opera Domani. Si riconferma nuovamente vincitore del concorso AsLiCo nel 2022 per il ruolo del titolo nel Don Giovanni di W.A.Mozart.
Ha partecipato alle attività dell’Accademia “Rodolfo Celletti” 2019, del 45° Festival della valle d’Itria, del rARo Festival di Arezzo con Donato Renzetti, dell’Orchestra della Magna Grecia e del Teatro Comunale di Ferrara selezionato direttamente da Leone Magiera dove ha debuttato “Don Giovanni” e “Nozze di Figaro”.


Maestro Riccardo Bianchi

Riccardo Bianchi è un direttore di coro e orchestra varesino. Lavora stabilmente a Malta in qualità di direttore artistico e direttore musicale del coro sinfonico nazionale: KorMalta – Malta National Choir.
Riccardo è stato insignito due volte, nel 2015 e nel 2016, del Diploma di Merito in “Direzione di coro e polifonia vocale” dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena sotto la guida del Maestro Roberto Gabbiani.
È stato inoltre premiato nel 2015 con due menzioni speciali della giuria in qualità di migliore interprete beethoveniano a Londra durante la London Conducting Competition.
Dopo aver studiato pianoforte e composizione al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, si è diplomato in musica vocale e direzione di coro presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino sotto la guida del Maestro Dario Tabbia e in direzione d’orchestra al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste, allievo del
Maestro Antonino Fogliani. Si è perfezionato presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena con Gianluigi Gelmetti in direzion e d’orchestra e in direzione di coro con Roberto Gabbiani. Ha conseguito il Certificate of Advanced Studies in “Contemporary Repertoire Conducting” presso il Conservatorio di Musica di Lugano con il Maestro Arturo Tamayo. Sta attualmente frequentando l’ultimo anno del Master of Advanced Studies in “Renaissance Poliphony Performance” presso il Conservatorio dellaSvizzeraItaliana. ÈinoltrelaureatoconlodeinFilosofiapressol’UniversitàCattolicadelSacroCuorediMilano.
In qualità di direttore d’orchestra h a debuttato a San Pietroburgo nel 2012 con la State Hermitage Orchestra e ha diretto la Malta Philharmonic Orchestra, la Malta Youth Orchestra, i London Classical Soloists di Londra, il coro e orchestra della Filarmonica di Stato Mihail Jora di Bacau, l’orchestra Filarmonica Nuova Cameristica di Milano, l`orchestra Sinfonica Hans Swarowski, l`Orchestra Filarmonica del Lario, il Quartetto d`archi di Milano, la OSM città di Varese. Ha collaborato con la RCO Royal Concertegebow Orchestra e con il Maestro Daniele Gatti in occasione del progetto RCO Meets Europe 2018.
È stato maestro concertatore e direttore d’orchestra per la messa in scena di Suor Angelica durante la prima edizione del Festival Estense a Varese nel Giugno 2018 con la regia di Serena Nardi, Marta Mari nel ruolo di Suor Angelica e Patrizia Patelmo nel ruolo di zia Principessa. Nel 2019 ha diretto Don Giovanni per una nuova produzione al Teatro di Varese e al Teatro Sociale di Stradella, con la regia di Serena Nardi.
In qualità di maestro del coro ha collaborato con molti complessi corali di rilievo internazionale, fra cui nel 2017, l`Estonian Philharmonic Chamber Choir, in occasione della realizzazione della Nona Sinfonia di Beethoven alla Valletta, ricevendo unanimi consensi dalla critica e dal pubblico e il primo premio per “la migliore produzione 2017” del Arts Council Malta.
A partire dal 2017, ha intrapreso un intenso lavoro per fare del coro nazionale maltese un gruppo versatile e qualificato per affrontare ogni tipo di repertorio: produzioni operistiche, musica barocca, repertorio a cappella, repertorio sinfonico.
Ha curato in particolare la realizzazione di “The Planets” di G. Holst e “Chichester Psalms di L. Bernstein diretti rispettivamente dai maestri Michalis Economou e Wayne Marshall, in ambito barocco di particolare rilievo sono state le produzioni del Messiah, Belshazzar, Dettingen Te Deum di Handel e in campo operistico si ricorda in particolare la recente messa in scena di Otello di Rossini, Le Maschere di Mascagni presso il Festival Illica di Castell’Arquato e Tosca presso il Manoel Theatre di Malta.
In qualità di assistente alla direzione musicale ha lavorato con il Coro dell’Accademia Nazionale Santa Cecilia in Roma per l`esecuzione della Missa Solemnis di Beethoven con la Malta Philharmonic Orchestra.
É docente di esercitazioni corali e di armonia e contrappunto presso la scuola Statale “Malta School of Music”.

O Fortuna, velut Luna statu variabilis,
semper crescis aut decrescis